|
lunedì, aprile 21, 2008 Furio Colombo, Dylan e il colonnello Bernacca Vi parlo, in ritardo, di un interessante incontro all’Auditorium di Roma sul 68 in America, ospiti Furio Colombo, Bruno Cartosio, la femminista Lynn Dumenil e il sociologo Todd Gitlin, presentati da Alessandro Portelli (per la cronaca, ex membro del gruppo del Manifesto). Già dal il filmato "40 anni di oblio" di Agosti la vostra inviata/infiltrata ha capito che le cose si stavano svolgendo come da copione. E infatti, il resto ha confermato la sua impressione iniziale..E’ strano, forse chi scrive sta invecchiando, ma i filmati di Woodstock tutto sembrano meno che manifestazioni di pace e amore. A dir la verità, visti con l’inevitabile senno di poi, sono piuttosto sinistri (no pun intended). E alla fine, che cosa mi aspettavo da un evento sul Sessantotto in America? Una tempesta di retorica. E puntualmente, l’ho avuta. Tuttavia, tra un’autocelebrazione di Furio Colombo giornalista RAI che tra Bob Kennedy e i Beatles con Maharishi e l’altra, un elemento inaspettato c’era, e sotto forma di curiose antitesi. Da un lato, l’amore fraterno sessantottino, dall’altra, il mefistofelico Berlusconi che non intende cedere la presidenza della Camera a un avversario. Da un lato, le marce di Martin Luther King per i diritti civili, dall’altro il becero razzismo della Lega. Miss Miller, stupefatta, vede riconfermarsi il motto orwelliano “gli uomini sono tutti uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Perché così è: molto comodo, da parte di Colombo e compagnia, bollare il Grand Old Party come una congrega di razzisti, oppure meravigliarsi della mancata fusione tra il movimento operaio e quello studentesco dall’altra. Quello che i conferenzieri sembravano non capire (o non voler capire, che francamente stupidi non ci sembravano) è la presenza di uno spirito conservatore ben radicato anche in quei blue collars che vedevano nella rivolta studentesca un ozioso tumulto di figli di papà. Perché in fondo di questo si è trattato; se d’altra parte la coscrizione obbligatoria era odiosa (ed è stata cancellata, guarda caso, dal cattivo Nixon: ma questo non è stato detto), per il resto è stata una contestazione che ha creato dei paradossi difficilmente scusabili (come la simpatia per i vietcong, simboleggiata così bene da Jane Fonda). La ribellione contro i padri ha scavato la voragine in cui siamo oggi. Certo, ha ragione Gitlin a chiedersi perché mai dopo 40 anni parliamo ancora del 68; e la ragione è che la generazione dei baby boomers è stata la più autoreferenziale e invadente del secolo scorso. E noi non ne possiamo più di starli ad ascoltare ed essere costretti ad incensarli. Questa commemorazione è stato una prova ulteriore del fatto che , da questa parte dell’oceano, in questa penisoletta, si continua a guardare oltre atlantico dando importanza ai fenomeni più pittoreschi, e non a quelli più profondi e rilevanti. Inutile dirlo, non è stato fatto il benché minimo riferimento a Barry Goldwater e all’onda lunga e sotterranea del conservatorismo che ha riguadagnato smalto con l’elezione di Reagan nel 1980. Portelli ha concluso stigmatizzando il filoamericanismo servile (quello della sottoscritta per intenderci) da contrapporre all’unico vero filo americanismo, quello “dell’altra America”, ovvero l’unico meritevole di blasoni intellettualoidi perché di sinistra. Furio Colombo ha quindi concluso citando il Dylan di “you don’t need the weatherman to know where the wind blows”. Ah Furio, Furio. Se davvero Reagan non conta e la retorica di Hair sì, allora qui c’è bisogno del colonnello Bernacca. posted by IloveAmerica |
18:52 | commenti (181)
mercoledì, aprile 02, 2008 Chi dice donna dice danno Posto che dalla politica non dovremmo aspettarci troppo, posto che il Cavaliere quando parla a ruota libera fa spesso degli scivoloni (che sommati non fanno mai i disastri di Uòlter, però), io di tutto questo tira e molla sulle donne non ne posso più. Sul blog che ho citato in modo ambiguo nel post precedente, si parla ovviamente del Cav. Cattivo che ci vuole in cucina (oh, come mi piace cucinare), e del papaccio che ci vuole all’inferno (ma dove sta scritto? Ma quando l’ha detto?). E giù altre lamentele. Posto che credo solo un serial killer potrebbe volerci nella bara, si parla metaforicamente della bara-cubo discotecaro. Tutto questo senza pensare che si può benissimo fare le cubiste in piena coscienza. Donna schiava all’altare (ma certi guinzagli sono anche volontari), donna schiava in parlamento. Può darsi. Ma anche no (e chiedo scusa per aver usato il veltroniano “ma anche”). Che la donna tiri è vero. E posto che a certi antichi proverbi, per quanto un po’ volgari, non vanno gettati in discredito, vorrei sapere perché mai dobbiamo accusare sempre i soliti, e mai i “buoni”, che fanno campagna elettorale con promesse di quote rosa e ministeri in palio. Non gioisco della riserva indiana; ma vero è che l’imbeccata i nostri buonisti l’hanno, come sempre, dalla società: finché le donne si uniranno per lamentarsi e con criterio unico del sesso, non ci si muoverà di un millimetro. Ancora una volta sul sito malcitato si sbaglia l’analisi, giacché il problema non è quello di fiancheggiare il maschio o di dargli eccessiva importanza, bensì quello di fare gregge e belare in coro. In coro, sì: nei commenti c’è chi indica come problema il fatto che le donne “ragionino ognuna per sé”. Si vede che l’uscita dal marxismo per tante femministe è ancora dura. posted by IloveAmerica |
16:22 | commenti (3)
domenica, marzo 30, 2008 Esercizio spirituale So già di attirarmi le prese per i fondelli di 29 Settembre e anche quelle, più velate, di Falkenberg, ma questo post vuole unire orgoglio e preghiera (langonianamente). Ecco: Signore Iddio che mi hai fatta razionale, e anche un po' tomista, perché non provo cristiana misericordia per le sorelle d'Italia, (di cui non fornisco link), perché non vedo in loro donne ma erinni in falce e martello? Perché vince in me la nausea di chi urla "violenza sul corpo delle donne" dimenticandosi delle conseguenze psicologiche e delle ferite dell'anima che comporta un aborto? La nausea, soprattutto, per chi mi dice che concedere l'esistenza e negarla è equivalente? Perché il mio anticomunismo naturale mi impedisce di tollerare i proclami illogici delle suddette sorelle contro il libero mercato e una sanità liberalizzata contro le inefficienze dello stato? Attendo valido argomento pro insipiente. posted by IloveAmerica |
12:11 | commenti (2)
martedì, febbraio 12, 2008 Libiamo ne' lieti calici Tra le varie cose da fare, la proprietaria del blog ha dimenticato di frasi pubblicità. Ad ogni modo, potete leggere il mio focus sulla lirica italiana qui, sul sito degli amici dell'IBL. Il focus è piaciuto anche a Salvatore Carrubba, editorialista del Sole 24 Ore (qui il link all'articolo): trattasi infatti di un'incursione liberista nel campo dell'economia della cultura. posted by IloveAmerica |
09:56 | commenti (2)
martedì, gennaio 22, 2008 Dell'insipienza E per fortuna che il fronte antipapa crede di aver vinto. Dopo la lettera dei 67, avversata da alcuni fisici cum grano salis che purtroppo non sono riusciti a farsi sentire, la figuraccia di una citazione estrapolata dal contesto, segno di wikipedismo galoppante, l’inaugurazione dell’anno accademico non avrebbe potuto essere più sottotono. Sapienza blindata, qualche gruppetto di destra che inneggiava alle dimissioni del rettore (però), e un gruppo più nutrito fuori piazzale Aldo Moro, con striscioni sulla liberazione dei saperi (ma chi li ha ingabbiati?) sul precariato (ma che c’entra?) e su papi e preti. C’è anche Caruso, ma visto dalla cancellata pare annoiato. Niente furia repressa da parte delle forze dell’ordine, neanche uno scatto impercettibile di un nervo della mano. Noia anche per loro. Piove e la protesta è riuscita male. Se mi dirigo verso l’edificio vecchio di Fisica, noto uno striscione “nuntio vobis gaudium magnum: non habemus papam!” Blindati fuori e dentro. E si che a leggere l’iscrizione dell’edificio del rettorato, si parla dell’investigazione del vero. Del vero: non “tutto è uguale a tutto”, come scrive ancora chi non si accetta che il Novecento è bell’e finito. Quella sera, solo il vituperato (e mai così in grazia di Dio, se ci è concesso dirlo) Giuliano Ferrara è capace di rispondere per le rime agli intellettualini invitando una serie di laici degni di questo nome a testimoniare. Non lo dimenticherò. posted by IloveAmerica |
01:24 | commenti (2)
martedì, dicembre 25, 2007 Quando si dice parlar chiaro Semplice, diretto, senza paura di offendere: ecco qui l'augurio di Natale di Rudy Giuliani. Visto che anche qui non si hanno paure assurde dei simboli religiosi, delle festività e dei loro veri significati, non aspettatevi scipiti season greetings. Oggi è Natale, quindi pace e bene a tutti. posted by IloveAmerica |
17:25 | commenti (3)
giovedì, dicembre 13, 2007 Langoniana, again Domani a mezzogiorno, presentazione di "La vera religione spiegata alle ragazze" con Gabriella Carlucci e Giuliano Ferrara nella Sala del Cenacolo, vicolo Valdina 3/a. Io ci sarò. posted by IloveAmerica |
19:30 | commenti (3)
lunedì, dicembre 10, 2007 Tocqueville su Il Giornale Grazie a Vittorio Macioce, la città dei liberi ha ben due pagine sul Giornale di oggi. Con enorme stupore noto che sulla "mappa" della città I Love America c'è ancora... Da segnalare anche l' intervento del sindaco. posted by IloveAmerica |
15:38 | commenti (4)
martedì, dicembre 04, 2007 Langoniana La vera religione spiegata alle ragazze l'ho acquistato con non poca curiosità. E certo, si rivolge anche a me, giovane con ansia da prestazione intellettuale e velleità da biblista part-time. Bene, il libro di Langone me lo sono divorato in meno di due ore. Il giornalista del Foglio affronta diversi argomenti solo in apparenza da catechismo spicciolo-portare la croce, battezzare i bimbi, fare il presepe, il culto mariano-quando invece si tratta di dimostrazioni concrete di fede. Ma non è un catechismo tradizionale: è devoto, caldo, addirittura carnale. Rivolto alle sue interlocutrici-di cui sicuramente immagina di sbirciare la croce che cade fin troppo bene sul petto- Langone ci rivela una religione che può spacciare come bacchettona solo chi non la conosce. Infatti Gesù perdona l’adultera "che ha molto amato"e non aveva molta simpatia per i farisei e il loro zelo tutto esteriore. Tutto questo, senza dimenticare che il Dio incarnato non scinde mai perfettamente eros e agape. Inoltre, la gerarchia non è un vero problema, dal momento che ci ha portato la rivelazione fin qui, e che rimane nonostante tutto a difesa dell’Occidente. Ora, se Langone cita il Venditti di “cosce tese chiuse come le chiese quando ti vuoi confessare”, siamo sicuri che avverte entrambe le angosce: quella di Dio che sembra allontanarsi, e quello dell’amore terreno che si nega. E possiamo dire che ci è simpatico perché, disprezzando il Platone protocomunista della Repubblica, non si dimentica di avere un corpo – estasiato da un peccato bello e sapido come la lussuria – corpo che è legato all’anima, anche attraverso vista e udito rapiti da una liturgia ricca e secondo tradizione. Del resto, a chi scrive, il Dio lontano e chiuso in un’ onnipotenza da cui ti predestina senza appello non è piaciuto mai. Meglio porsi nella continua ricerca, nel pericolo costante di entrare e di uscire dalla grazia. Nel frattempo si pecca, si beve, si vive, pronti a volgere lo sguardo a una bella Madonna dalla vena azzurra sul seno, come scriveva Browning. Non è poco. posted by IloveAmerica |
20:13 | commenti (5)
venerdì, ottobre 12, 2007 Science fiction, double feature Scomodiamo quel capolavoro comico del Rocky Horror Picture Show per commentare, basiti, che oggi la fantascienza è doppia. Doppia perché: 1) Al Gore ha vinto il Nobel per la pace contribuendo allo spauracchio ambientalista con scarse argomentazioni scientifiche e molta politichetta di bassa lega; 2) l'Accademia di Svezia non se ne è neanche accorta. Intanto, il giornale delle glendajackson e delle vanesseredgrave (il Guardian) dedica a Gore un ottimo pezzo di servilismo giornalistico. posted by IloveAmerica |
12:22 | commenti (2)
domenica, agosto 05, 2007 Murdoch, lo squalo
La ricchezza esasperata sarà anche una forma pacchiana di populismo, ma l’alzata di scudi contro Murdoch, che negli scorsi giorni ha acquistato Dow Jones e di conseguenza il Wall Street Journal insospettisce, e non poco, chi il mercato ormai lo ha accettato nei suoi movimenti e nelle sue rivoluzioni.
Niente a questo mondo è più naturale della disparità, non ultima quella della fortuna. Questa è forse una magra consolazione per i suoi sgambetti, ma in nessun caso possiamo regredire all’ingegneria sociale (ed economica) di stampo socialista delle quote di mercato uguali per tutti. Nonostante ciò, sia negli Stati Uniti che in Italia si fa fatica ad accettare il mercato come campo di battaglia in cui, con tutta la crudeltà del caso, i vantaggi netti si dispiegano con tutta la loro forza.
L’appoggio alla redazione del WSJ assaltata dallo squalo Murdoch a opera del New York Times e del Financial Times ha tutta l’aria di essere un esempio di lacrime di coccodrillo
Sull’editoriale A new Owner pubblicato dalla redazione del Wall Street Journal il 1 agosto, leggiamo“The nastiest attacks have come from our friends on the political left. They can't decide whose views they hate most--ours, or Mr. Murdoch's”. Con una certa dose di realismo si può insinuare che i media caratterizzati da un certo bias liberal temano in realtà che lo “squalo” Murdoch possa ulteriormente estendere il campo d’azione dello storico nemico WSJ. E’ estremamente probabile che Murdoch voglia infatti potenziare la struttura di Dow Jones, di cui il quotidiano in questione è punta di diamante. Ed è altrettanto probabile che un imprenditore di successo, magari poco raffinato, ma certo non ingenuo, non se la senta di sprecare una credibilità duramente guadagnata negli anni con notizie accurate e solidissimi articoli di fondo. Se questo dovesse accadere, come è scritto nel già citato editoriale, i lettori troveranno un’alternativa sul mercato. Vorremmo insinuare il Financial Times, ma pare difficile.
posted by IloveAmerica |
18:33 | commenti (5)
giovedì, marzo 08, 2007 Per la festa della donna mandiamo in soffitta il vittimismo Per l'otto marzo tutto è lecito dalla galanteria delle mimose alla goliardia delle uscite in gruppo. Festeggiamo pure, ma c'è una cosa che è meglio riporre in soffitta: il vittimismo. Le femministe della differenza, le marxiste travestite (e neanche tanto) ve l'hanno data a bere per anni: dobbiamo considerarci branco, e sospettare dei membri dell'altro, tutti in fondo al cuore patriarchi. Perché siamo vittime, e chi non se ne accorge è inconsciamente repressa. Ora, qui si detesta il complottismo, e lo sapete bene. E sapete bene che siamo riuscite come donne ad ottenere il riconoscimento delle nostre doti professionali quando abbiamo preteso che le leggi degli uomini valessero anche per noi, e non quando abbiamo avanzato ipotesi da riserva indiana. Ogni donna affermata e soddisfatta della propria vita oggi sa infatti che deve la sua realizzazione al duro lavoro, al sogno di una prospettiva di dignità, e non di una prospettiva da specie protetta. Perciò mandiamo al diavolo il vittimismo e i piagnistei. Non sono decorosi, e non sono neanche un granché onesti. Mi piace ricordare la frase di Jefferson "il prezzo della libertà è l'eterna vigilanza". vigiliamo, dunque, ma come individui, non come membri del branco xx. E ricordiamoci anche che liberarsi dal complesso dell'amazzone si può. Qualcosa mi dice che saremo davvero forti e indipendenti quando sapremo accettare con serenità la galanteria dei fiori e di un baciamano.
posted by IloveAmerica |
16:51 | commenti (18)
|